5 - PSYCOVALIA: IL NEMICO / STORIA DI DIECI ANNI

 

All'inizio c'erano le "squadre arcobaleno": eravamo così pochi che non c'erano "avversari", ma solo bambini strani come noi – quelli del rugby – che come noi giocavano con una palla strana, mentre i nostri coetanei e compagni di banco si dedicavano al "bel giuoco nazionale"...

Eravamo noi, tutti insieme, semplicemente – noi, quelli che facevano i kilometri per giocare sui campi radi della regione, quelli che al sabato e alla domenica sparivano dal paesello, quelli con le maglie larghe e le divise un po' improvvisate, un po' scompagnate, un po', diciamolo, scalcinate, ma così cariche di storia lungo i punti di sutura che ne rammendavano i lembi... Noi, che per giocare ci mischiavamo, meglio, ci fondevamo coi bambini di altre due o tre squadre: un paio del Velate con due o tre del Rho con altrettanti del Sondalo e via, casacchina fosforescente per tutti ed ecco la "squadra arcobaleno" che rendeva possibile la partita, magari contro società dai numeri appena appena più floridi, di solito il Cus o l'ASR o l'Amatori... Erano i tempi dispari, nel senso delle categorie (U7, U9, U11, U13 ecc) e nel senso che ne mancava sempre uno o due, almeno, per fare una squadra campanilisticamente completa... Erano i tempi dei "concentramenti", forse perché eravamo così pochi che se non ci concentravamo tutti in un posto col cavolo che si giocava!
Poi vennero i tempi dei numeri pari, tempi di numeri grassi e di vacche grasse (U6, U8, U10, U12 e via così), i tempi che seguirono al 6 Nazioni alla tv, l'esplosione nazionale della palla ovale... Eravamo meno strani, e molti, molti di più... Le squadre arcobaleno scomparvero quasi di colpo, da un giorno all'altro, da una stagione sportiva all'altra, a giugno c'erano ancora, a settembre non se ne parlò più... Eravamo tanti, insomma, il numero giusto per fare ciascuno la sua squadra.... E gli avversari erano là, anche loro compatti nelle loro divise... Anche le toppe e i rammendi sulle maglie scomparvero, e cominciammo ad avere tutti i pantaloncini più o meno uguali, e i calzettoni pure....
Gli "avversari" divennero una entità astratta, diversa, marziana... Ragazzi che si materializzavano solo sul campo, privi di nome e di una storia, comete giornaliere nello spazio visivo di un mattino, chissà da dove venute: << il n. 8, il 12, hai visto quel 15 che forte che era?>>. Temibili. Misteriosi. Terribili. Nemici. Vincere o morire. Anche se, cominciammo a ridirlo, a urlarlo di nuovo, "non importa se si muore..."
Durarono per qualche anno, questi tempi autarchici di splendido isolamento... diciamo più o meno dalla U9 alla U14...
Poi crescendo accaddero nuove esperienze, nuovi scenari: le selezioni regionali, le franchigie create ad hoc per i tornei di prestigio e, da ultimi, i Centri di Formazione... I ragazzi tornarono a giocare assieme, a vivere lo spogliatoio assieme... Ragazzi di diverse società uniti dallo stesso campo e dalla stessa maglia, quale che fosse... Era tornato lo spirito delle "squadre arcobaleno"... Di più anzi...
L'ultimo accordo a questi pensieri mi è venuto un mese fa... Torneo a Cogoleto U15, una roba strana e molto bella. Gli amici del Para ci invitano a giocare con loro, cinque dei nostri ragazzi partono.... Per uno di loro è la sua prima volta: la prima volta che gli capitato di giocare coi e per i "nemici"... Esperienza bellissima... Di ritorno, sul pulmann, gli viene da dire che "è bello giocare con ragazzi nuovi, anche di una squadra nemica... sono come noi, si divertono a giocare bene e forte a rugby...". Hai ragione Jack, mi viene da pensare... e mi viene in mente un'altra frase, non così lontana, dalla stessa intonazione...

psycovalia lussu 2

Emilio Lussu - Un anno sull'altipiano

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