3 - PSYCOVALIA: L'annosa Questione della "vittoria Morale"

Sono sempre stato un affezionato frequentatore della categoria di "vittoria morale"... o almeno, e più frequentemente, di quella di "pareggio morale"... In sostanza: si è perso, ma per una serie variegata di cause – dall'aver giocato meglio alla sfortuna che quel giorno ci si è appollaiata sulla spalla – è come se si avesse vinto, o pareggiato.

Non che ne abbia fatto un uso smodato, in questi ultimi anni, e a ripensarci ora mi vengono in mente solo tre casi: un Cus Milano – Rho under 14 (risultato finale 21-19) e due sfide minirugbistiche con l'Amatori Parma, una al Topolino, categoria under 10 (mete 3-2 per Parma) e una a Noceto, categoria under 12 (risultato finale 1-0, sempre per gli Emiliani). Certo ne sto dimenticando altre di occasioni in cui ho invocato questa misteriosa, forse consolatoria, "vittoria morale"... Ma posso assicurare di averne sempre fatto un uso sporadico, e del tutto occasionale... Aggiungo inoltre, e giuro, di non aver mai, dico mai, invocato il contraltare della "perdita morale" – ovvero: abbiamo vinto, ma meritavamo di perdere... Dico questo a mia parziale discolpa di fronte all'affollato tribunale di chi invece disprezza questa categoria mentale, e la vede come una mistificazione... Sono tanti, a partire dai giocatori (forse perché sono loro che ci mettono la faccia...) e degli ex-giocatori (che condividono la psicologia dei primi). Gente a cui se dici che "abbiamo perso ma abbiamo moralmente vinto" annuiscono come si fa davanti ai mentecatti... Forse hanno ragione loro... Ed è a loro così che dedico uno spassoso brano dello scrittore ceco Jaroslav Hašek (Praga, 30 aprile 1883 – Lipnice, 3 gennaio 1923), il brano che leggendolo ieri per la prima volta mi ha portato a pensare a tutta questa faccenda della "vittoria morale". E a rivederne un po' criticamente la portata...


LorenZ


II partito cresce ma le prende


Ogni nuovo partito politico ha bisogno di entusiasmo. Ma questo entusiasmo lo hanno anche gli altri partiti, e quando il nuovo partito si scontra con uno vecchio, accade inevitabilmente, o per meglio dire d'abitudine, che quelli che sono in minoranza annunciano al mondo di aver ottenuto una vittoria morale. Raggiungono la vittoria morale tutti coloro a cui l'avversario spacca una gamba. Tolstoj una volta ha detto che la vittoria morale è una cosa luminosa e Masaryk stima altamente la vittoria morale, ma né Tolstoj né Masaryk hanno mai avuto il muso rotto. Chi vuole propagandare i principi di un partito che sta nascendo deve dunque per solito accontentarsi di questa vittoria morale e dire: « Noi abbiamo vinto », mentre intanto si fa stendere dell'olio di canfora sulla schiena, perché l'olio di canfora è un mezzo efficacissimo contro le contusioni e i lividi. Ogni nuovo partito deve dunque contare sull'olio di canfora. E in special modo ogni apostolo di una nuova idea politica. Chi vuole imporre le proprie convinzioni politiche a un altro partito, porti sempre con sé una bottiglietta di questo unguento, se non c'è un pronto soccorso nelle vicinanze. Ogni oratore politico ricordi che i gonfiori si medicano con l'acqua vegeto-minerale, e se dopo uno schiaffo si gonfia la faccia, curiamo con un infuso di olio di oliva, cloroformio e una goccia di alcool canforato.


(dal Manifesto del Partito del progresso moderato nei limiti della legge, in: Svejk contro l'Italia: racconti 1904-1923 – Garzanti, 1975)

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