1 - PSYCOVALIA: IL RUGBY E LA GUERRA; UNA ACIES!!

IL RUGBY E LA GUERRA: UNA ACIES!!

In uno dei suoi spettacoli il miiitico Paolini – no, non Gabriele, il "disturbatore televisivo", quel tomo buffo, diciamo tomino va', che appare spesso alle spalle di un cronista o inviato tv; no, non lui, ma Marco, l'attore di "teatro civile", veneto di Belluno & appassionato di rugby – sosteneva che il rugby sta al calcio come la Prima guerra mondiale sta alla Seconda:

«Il rugby è antico, lento, è una guerra di prime, seconde e terze linee e fanterie contrapposte, guerra di trincee. Fanterie che marciano a conquistare la terra del nemico. A rugby conta solo il fattore terra. Non è come il calcio, il blitz, il contropiede, la guerra-lampo, roba elegante, da individuali. A rugby conta solo il gioco collettivo: terra da conquistare, linea dopo linea, fino all'ultima trincea che, non a caso, si chiama meta».

Ho sempre trovato che fosse una metafora azzeccata: di là il footbal (ol fùbal come diceva mio zio "more lombardo antiquo"), con la possibilità di calciare lungo, di passare in avanti, di saltare metri e metri di terra catapultando il pallone, con pochi tocchi, anche solo uno, dalla propria estrema linea difensiva sull'obiettivo nemico: la porta, il goal. Di qua il rugby, guerra di trincea, metro per metro da conquistare ed espugnare corpo a corpo, alla baionetta. Poi però ci ho pensato su un po', ho visto il rugby "moderno", un rugby sempre più legato al calcio, calcio di spostamento, lungo guadagno territoriale... E già la metafora iniziale torna un po' meno... Forse, per salvare capra e cavoli, potremmo dire che il calcio è come la Seconda guerra mondiale perché ha l'aviazione, cosa che alla Prima praticamente mancava: appunto, la capacità balistica (a volte anche... ballistica, il fùbal, ma questa è un'altra storia) di arrivare, da ogni luogo, sull'avamposto avversario... Mentre il rugby, anche il rugby moderno, questa capacità l'ha in forma più limitata, e il suo calcio è più simile alle bombarde, agli obici e ai mortai del Grappa e del Carso, capaci sì di far compiere lunghe distanze ai loro micidiali proiettili, ma non certo di attraversare il Pacifico... È un po' che ci penso su quando mi arriva per le mani, ieri l'altro, e quasi per caso, un libro, commovente nel verdino stinto della sua copertina, nelle macchie di umidità della carta: "Tattica delle varie armi", del 1922... Sempre a caso (posto che esista, stò caso, e non sia una delle forme della necessarietà delle cose... ), lo apro, così, come capita... e leggo un lungo passo che pure sembra riportare alla distinzione di Paolini tra Prima e Seconda guerra Mondiale, ma che io leggo fin da subito, fin dalle prime righe, come una descrizione del rugby, del rugby che fu e del rugby che verrà, e che, già in parte, è... Forse è solo la mia solita "SINDROME RGB" (chiedere a Dino Milanesi o a Chicco Pessina cosa è stà malattia di cui, ne sono sicuro, soffrite anche voi...) ma leggete un po' le righe qui sotto e ditemi se non sta parlando di rugby, il tenente colonnello di fanteria Francesco Roluti nella sua Conclusione!!

LorenZ

XV. - CONCLUSIONE
Qualunque sia l'armamento, il principio essenziale dell'arte mili­tare consiste nell'essere più forti nel punto e nel momento voluto: l'essere più forti, richiede potenza e mobilità.
Nella guerra di posizione, la prima trae grandissimo vantaggio dalle macchine che, entro un certo limite, diminuiscono la mobilità. Nella guerra di movimento, invece è colla mobilità che, entro certi limiti, si deve essenzialmente e celermente ottenere la potenza.
La guerra mondiale, per un complesso di cause, fu il trionfo della potenza, quasi esclusivamente basata sulle macchine: è ora ne­cessario, invece, prendere in considerazione, nel suo giusto valore, anche la potenza ottenuta colla mobilità, cioè colla manovra di truppe, di fuoco, di macchine, rapida e pronta: rapidità e prontezza, s'intende relative, ma tali da superare la rapidità e la prontezza dell'avversario. Muoversi presto, fu scritto di recente, significa sem­plicemente muoversi più presto dell'avversario, in modo che il colpo nostro riesca sufficientemente potente col precedere la parata del nemico.
Nella guerra di movimento acquistano, pertanto, particolare valore le doti di decisione e di capacità tattica dei vari comandanti, a cominciare da quelli dei minori reparti, insieme all'abilità ma­novriera ed alla saldezza morale della truppe.
Diventa perciò dovere nostro imprescindibile lo sviluppare in noi e nei nostri sottoposti queste doti con una efficace e costante preparazione tecnica e morale: questo compito deve essere sempre innanzi alia nostra mente perché rappresenta lo scopo della nostra attività professionale. Addestriamo, pertanto, noi stessi e addestria­mo i nostri sottoposti, a saper rapidamente vedere, volere e decidere con ponderata audacia, e grande energia!
Francesco Roluti - tenente colonnello di fanteria.

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Commenti   

# smf 2013-05-02 15:28
bellissimo lorenZ...davver o..è proprio il rugby...libro vecchio fa buon brodo..
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# mon capitain! 2013-05-02 20:36
..in effetti adesso che mi ci fai pensare caro ciaffo, anche "capitano" è un termine militare!!
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# zen 2013-05-02 15:41
l'essere più forti nel punto e nel momento voluto... c'è già tutto il rugby...
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# zen due 2013-05-02 20:38
anche qui c'è tutto il rugby moderno:

Muoversi presto, fu scritto di recente, significa semplicemente muoversi più presto dell'avversario , in modo che il colpo nostro riesca sufficientement e potente col precedere la parata del nemico.
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# skulz 2013-05-06 07:19
Impressionante.
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