I ragazzi abbandonano lo sport: troppe pressioni e illusioni

Un interessante articolo pubblicato sul sito della Gazzatta dello Sport nel 2013 ma ancora molto attuale.

Fino a pochi anni fà queste situazioni non parevano interessare il rugby ma solo il calcio... oggi purtroppo non è così.

Genitori ed educatori; leggiamo e meditiamo... per il bene dei nostri ragazzi.


I ragazzi abbandonano lo sport: troppe pressioni e illusioni

Milano, 06 marzo 2013 - GAZZETTA DELLO SPORT ONLINE

Il "drop out", ovvero l'abbandono della disciplina praticata, è sempre più diffuso. L'agonismo esasperato, i genitori e l'ambiente estremamente pressanti inducono gli adolescenti a dire basta

L'80% dei bambini italiani in età pre-puberale pratica almeno uno sport, ma verso i 14 anni, proprio durante la fase di sviluppo più delicata e in cui l'attività fisica sarebbe un vero toccasana per la crescita del ragazzo a livello fisico, psicologico e sociale, questo esercito di mini atleti si riduce drasticamente. Divenuti adolescenti, la metà di loro abbandonano. Cosa succede? Quali i motivi di questa improvvisa disaffezione? Il fenomeno, denominato "drop out", sempre più diffuso, ha attirato l'attenzione di numerosi psicologi, terapeuti, istruttori che hanno individuato attraverso i loro studi varie e differenti motivazioni. L'agonismo esasperato fin da giovanissimi. Il risultato a tutti i costi. L'illusione preclusa di divenire dei campioni.

BASSETTI

 

Il più rugbista di tutti, a Rho, è uno che a rugby non ha mai giocato. In campo, s'intende. Ma fuori dal campo ha fatto tutto e di tutto. Solido come un pilone, potente come un seconda, generoso come un terza, intelligente come un mediano, svelto come un trequarti, sicuro come l'estremo.
Luigi Bassetti è uno di quelli che, nella vita, si è dovuto adeguare più al cognome che al nome. In effetti, sul campo non avrebbe mai potuto conquistare pallone in touche e forse neanche correre e placcare, correre e placcare, nonché correre e placcare per ottanta minuti come un flanker moderno. Ma, tutto sommato, è stato molto meglio così. Perché è più facile ficcare la testa in una mischia aperta che in un cassetto chiuso, e tirare fuori non il pallone, quello lo vedono tutti, ma la soluzione a un problema, dove di solito c'è una nebbia da tagliare a fette o un buio oltre qualsiasi siepe.
La qualifica di segretario che gli viene tradizionalmente attribuita è riduttiva, quasi ridicola. Anche senza averne il "phisique du role", per anni Bassetti ha avuto il dono dell'onnipresenza e dell'onniscienza, recuperando risorse a tutti gli altri umani sconosciute o invisibili. Dai tesserini ai palloni, dai pullman alle cravatte, Bassetti è capace di sciorinare prezzi, quantità, luoghi, taglie. Come se fosse Internet. E sia chiaro: Internet, a quei tempi, anni Settanta e Ottanta, non esisteva. Cioè, per esistere, esisteva. Solo che ce l'aveva lui. Incorporata. Come Bill Gates se ne sia potuto accorgere, e appropriare, questo è destinato a rimanere un mistero.
A forza di frequentare autorità dell'International Board e fenomeni dell'hinterland, Bassetti è entrato nella Hall of Fame dell'ovale. Non quella uffciale: ammesso che esista, chissenefrega. Qui si parla della Hall of Fame dei nostri sentimenti. E lì Bassetti è, a dispetto dell'ingiusto cognome, nel posto più alto.

(tratto dal libro "Sessant'anni di Rugby Rho" di Marco Pastonesi e Enrico Pessina - pag 163)

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Il rugby "tifa" bene
Lo strano caso dello sport che assume il rispetto delle regole e dell'arbitro come assunto indiscutibile per il gioco e per il tifo

By Simone Del Latte

Due sembrano essere le particolarità, se vogliamo le anomalie, che rendono unico il rugby. La prima è il concetto del mutuo sostegno (tra portatore di palla e giocatori in sostegno). Il portatore di palla nel momento in cui ha la palla in mano è leader di sé stesso e degli altri. E' lui che prende le decisioni e ha il dovere di cercare quella migliore, in quanto non paga solo lui l'errore, ma anche i suoi compagni di squadra. Deve quindi avere la concentrazione e l'attenzione necessaria per essere in quel momento il miglior leader possibile di se stesso e degli altri.

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